Valutare gli insegnanti e le scuole

Premiare gli insegnanti più bravi e dare più finanziamenti alle scuole migliori è facile a dirsi ma complicato, molto complicato a farsi.
Oltre che costoso: in media dai 31 agli 81 milioni di euro l’anno, tanto ci vuole a mettere in piedi un sistema di rating efficiente.
A stilare il piano di fattibilità della valutazione scolastica è stata una commissione di esperti, incaricata dall’Invalsi, l’ente nazionale per la valutazione.
Che nel giro di qualche settimana dovrà prospettarne i risultati al ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini.
Una proposta per rendere finalmente operativa la differenziazione dei salari per il personale e quella finanziaria per gli istituti scolastici, a cui hanno inutilmente lavorato in passato altri ministri a viale Trastevere.
Tre gli artefici della proposta- tutti accademici- che ha l’ambizione di essere bipartisan: Daniele Checchi, Giorgio Vittadini e Andrea Ichino, fratello del giuslavorista Pietro.
Questi, senatore del Pd e ordinario di diritto del lavoro all’università di Milano, ha collaborato alla definizione dell’autorità di vigilanza per l’efficienza del lavoro pubblico e all’individuazione degli indici di produttività per i dipendenti pubblici previsti dalla riforma Brunetta.
Indici a cui ricorre anche Andrea Ichino (docente all’università di Bologna), per dare concretezza alla misurazione dell’efficacia del sistema scolastico.
Si parte dalla misurazione dell’apprendimento degli studenti di seconda e quinta elementare, terza media e ultimo anno delle superiori, attraverso prove standardizzate somministrate da valutatori esterni alla scuola.
Attesa l’inaffidabilità dei docenti interni, portati ad aiutare i propri ragazzi, sostengono i tre esperti.
Le risposte potranno essere chiuse o aperte e corrette meccanicamente oppure da commissari esterni (prof di altre regioni, studenti universitari).
Variabili, queste, che fanno oscillare i costi dai 31 agli 81 milioni di euro l’anno.
Nel caso della terza media e dell’ultimo anno delle superiori, le prove dovranno essere somministrate ad aprile, dovranno essere rilevanti ai fini dell’esame di stato e utilizzabili per l’ammissione ai livelli successivi.
Uno dei pilastri della proposta è l’anagrafe scolastica nazionale che «segua nel tempo tutti gli studenti consentendo di abbinare la loro performance alle caratteristiche delle scuole frequentate e degli insegnanti incontrati, nonché a dati di fonte amministrativa sulle caratteristiche demografiche ed economiche delle loro famiglie».
Il punteggio attribuito allo studente dovrà separare così quello che nel rendimento è attribuibile alla scuola e ai suoi insegnanti, al contesto socio-economico e al singolo studente.
Al miglioramento dei risultati, seguiranno incrementi stipendiali per gli insegnanti.
Ma visto che il lavoro del docente è di gruppo, la soluzione indicata dalla commissione è quella inglese: ovvero finanziare di più le scuole con indici più alti perché queste poi possano pagare meglio i propri insegnanti.
Ma le scuole, per poter davvero rispondere dei propri risultati, devono poter avere voce in capitolo anche in materia di reclutamento.
E qui la riforma comincia a farsi difficile.
da ItaliaOggi

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