Dare casa al futuro. Linee progettuali per la Pastorale Giovanile Italiana

Recensione a cura di Giuseppe Ruta

 

 

 

Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile – Conferenza Episcopale Italiana, Dare casa al futuro. Linee progettuali per la Pastorale Giovanile Italiana, [Mimep Docete, Pessano con Bornago (MI) 2019, pp. 191.

 

Un punto fermo nel magistero di Papa Francesco da Evangelii gaudium (2013) a Christus vivit (2019) che tocca l’educazione e la pastorale è l’accento posto sui processi, anziché sui risultati, sull’efficacia che prevede tempi più lunghi che sull’efficienza che occupa spazi e pretende “tutto e subito”: «Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica – afferma – consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. […] Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. […] A volte mi domando chi sono quelli che nel mondo attuale si preoccupano realmente di dar vita a processi che costruiscano un popolo, più che ottenere risultati immediati che producano una rendita politica facile, rapida ed effimera, ma che non costruiscono la pienezza umana. […] Questo criterio è molto appropriato anche per l’evangelizzazione, che richiede di tener presente l’orizzonte, di adottare i processi possibili e la strada lunga. Il Signore stesso nella sua vita terrena fece intendere molte volte ai suoi discepoli che vi erano cose che non potevano ancora comprendere e che era necessario attendere lo Spirito Santo (cfr. Gv 16,12-13). La parabola del grano e della zizzania (cfr. Mt 13,24-30) descrive un aspetto importante dell’evangelizzazione, che consiste nel mostrare come il nemico può occupare lo spazio del Regno e causare danno con la zizzania, ma è vinto dalla bontà del grano che si manifesta con il tempo» (EG 223-225). Il Sinodo voluto da Papa Francesco con i giovani e per i giovani si è mosso in questa direzione invitando la Chiesa ai vali livelli, da quello universale a quello locale, a tirare le conseguenze pratiche di questo “cammino da fare insieme”.

Dare casa al futuro è per la Chiesa italiana un ulteriore passo per aprire nuove strade senza lasciarsi prendere da traiettorie già stabilite, per costruire una casa sulla roccia e non ricorrere a posticci prefabbricati impiantati su sabbie mobili. Le linee progettuali a partire dalla ricca esperienza sinodale non sono «descrizioni di ciò che si troverà sulla strada», assecondando «un rassicurante navigatore satellitare», bensì «direzioni da prendere» (p. 157) che lasciano ampio tempo e spazio alla libertà generosa e alla fedeltà creativa di tutti, in particolare dei giovani. Nella Chiesa di Gesù, infatti, non ci sono padroni e schiavi, datori di lavoro ed esecutori di ordini, ma soggetti tutti e interamente a servizio, che “insieme” pensano, realizzano e valutano la vita e l’azione educativo-pastorale (cfr. p.22).

Non si tratta, quindi, di un progetto ma di linee progettuali, di «linee di appoggio per una maggiore consapevolezza pastorale e una più radicata intenzionalità educativa» (p. 7), quasi la sintesi del cammino percorso dalla Pastorale Giovanile (PG) italiana in questo decennio, mediante i Convegni annuali e culminato nel Sinodo dei Giovani (3-8 ottobre 2018).

Non si tratta neppure di un manuale di PG, un libro “perfetto” e “completo”, peggio ancora “enciclopedico” ed “esaustivo”, ma di un “sussidio” o «strumento di lavoro» (p. 4) promosso e progettato dall’Ufficio CEI, frutto non di un esperto o di uno studioso, bensì contributo concertato (“servizio” ecclesiale) di tanti, doverosamente ringraziati (cfr. p. 2) da Don Michele Falabretti, Direttore del Servizio Nazionale per la PG della CEI,  e a cui si aggiunge il grazie di tutti coloro che hanno a cuore il presente e il futuro dei giovani e della Chiesa. Il testo agile e “anellato”, è quasi un prontuario o catalogo da consultare all’occorrenza per orientarsi e fare delle scelte, un testo aperto con pagine bianche a righe da scrivere e pagine discretamente orientative su dieci parole o keyword da considerare insieme in sequenza o singolarmente, disposte in una significativa ellisse, viva e vitale, con due punti focali, le parole-chiave, quasi magiche: «discernimento» e «sinodalità» (p. 3).

Non si tratta di un testo in più, ma di una mappa per progettare, realizzare e verificare percorsi di PG nelle diocesi e nelle parrocchie (cfr. lo schema di p.12), dando concretezza al cammino sinodale e del servizio nazionale di PG. Si presenta, così, come «uno strumento tra intelligenza e passione» (p.9) che intende raccordare mente e cuore (e perché, no, anche le mani), favorendo un’intelligenza cordiale e concreta, una cordialità intelligente e tangibile, una praticità che scaturisca dalla mente e dal cuore. Intende, infatti, proiettare nel futuro la PG non mancando di affrontare le sfide del presente, sostenendo la pastorale ordinaria e il percorso attuativo della PG locale.

La struttura delle Linee è ordinata e “lineare” (appunto!), suddivisa in due parti: la prima introduttiva che verte sul senso del progettare (cap. 0 – Saper-fare: la progettazione pastorale e la progettazione educativa). A p. 31 è riportato uno schema interpretativo per una progettazione educativa che riassume tutti gli elementi del capitolo. La seconda è suddivisa in tre aree. Ogni area si compone di tre capitoli ognuno dei quali è imperniato in una delle «parole coraggiose del Sinodo» (cfr. pp. 37-38).

La prima area si sofferma sulle attenzioni-competenze della PG raccolte in tre capitoli attorno a tre verbi: cap. 1. Esserci (accompagnamento, ascolto, prossimità), cap. 2. Comunicare (il mondo digitale e social tra opportunità e limiti), cap. 3. Aprire luoghi (spazi educativi di incontro e di ascolto, l’oratorio).

La seconda area tratta della formazione dei giovani snodandosi in tre capitoli contrassegnati da tre qualifiche giovanili: cap. 4. Chiamati (il rapporto tra fede-vita-vocazione), cap. 5. Responsabili (la coscienza e il discernimento), cap. 6. Unici (corpo, sessualità, spiritualità).

La terza, infine, prende in esame l’appartenenza e la partecipazione alla vita di comunità, suddivisa sempre in tre capitoli che rinviano a tre ambiti: cap. 7. Comunione (sinodalità, pensare e agire insieme), cap. 8. Annuncio (liturgia, spiritualità incarnata), cap. 9. Diaconia (cura, servizio, sussidiarietà).

Di particolare pregio sono le seguenti rubriche: il vissuto educativo e pastorale che è evocato per introdurre le parti attingendo al diario “immaginario e realistico” di un incaricato diocesano di PG, di un’educatrice volontaria, di una monaca di clausura, di un parroco (pp. 17-18; 41-42, 87-88, 123-124), il richiamo “in ascolto…” all’inizio di ogni capitolo con alcuni numeri del Documento finale del Sinodo e dell’esortazione apostolica Christus vivit, i titoletti riassuntivi dei vari paragrafi tra le pagine che aiutano a sintetizzare e a tenere testa alla logica della trattazione di ciascuna parte o di ciascun capitolo, l’approfondimento narrativo e il percorso iconografico dell’episodio di Emmaus (Lc 24,13-25, I pellegrini di Emmaus, Chiesa della Risurrezione della Comunità Nazareth a Torre de Roveri, BG, 1995, ciclo pittorico di Jean Marie Pirot, in arte Arcabas: cfr. pp. 167-181), i molteplici e ricchi rimandi bibliografici per l’approfondimento (cfr. oltre le citazioni tra le pagine, la bibliografia a fine volume: pp. 182-186).

Mi sia permessa un’unica osservazione al pregevole lavoro svolto. Un ulteriore passo per la progettazione e gli itinerari concreti di PG poteva risultare coerente e stimolante. Alla fine di ogni parte o di ogni capitolo potevano essere poste alcune tracce di laboratorio che adeguatamente modulate dalle équipes diocesane, zonali o parrocchiali sarebbero stati d’aiuto a uscire dal generale per entrare nel particolare, rendendo maggiormente aderenti alle situazioni, dal nord al sud Italia, le articolate e stimolanti linee progettuali valide per l’intera PG nazionale. Tanto più che importanti e interessanti indicazioni pratiche sono sparse in tutto il sussidio. Forse, nell’intenzioni dell’Ufficio CEI, questa ulteriore concretizzazione metodologica è demandata agli organismi diocesani e alle équipes di PG delle zone e delle parrocchie. Ma questo passo “in più” non avrebbe guastato e di certo può essere in qualche modo recuperato nell’immediato futuro nelle sedi più opportune.

Giuseppe Ruta