L’amore inatteso

Dal 21 marzo è nelle sale il film “L’amore inatteso” di A. Giafferi, ottimamente giudicato dalla critica nelle anteprime di Roma e Milano, . La pellicola, arrivata in Italia grazie all’impegno di Microcinema, dell’ACEC, di TV2000 e dell’Ufficio Comunicazioni Sociali, è distribuita da Microcinema in collaborazione con ACEC. Il film è tratto dal best seller francese “Catholique Anonyme” di Thierry Bizot

 
La trama
Antoine è un brillante quarantenne. Sposato con Claire, padre di due figli, conduce una vita agiata in una Parigi illuminista e intellettuale. In seguito ad un colloquio con l’insegnante del figlio Arthur, Antoine inizia a frequentare, senza alcuna convinzione, la catechesi di una parrocchia. Poco alla volta quegli incontri, dopo la derisione e lo scetticismo iniziale, per Antoine diventano indispensabili per raggiungere un nuovo equilibrio e una nuova serenità.
 
Il percorso intrapreso modifica le relazioni con i suoi familiari e amici: in un ambiente in cui il tema religioso non è argomento di discussione, affrontarlo significa sottoporsi a un misto di commiserazione divertita e critica feroce.
Antoine si ritrova così a partecipare segretamente agli incontri bisettimanali di catechesi, sotto lo sguardo attonito e sospettoso della moglie Claire. L’unica a non giudicarlo sembra essere sua sorella Hortense, anima sensibile alle prese con le sue difficoltà personali, soprattutto affettive.
Nonostante la comune disapprovazione, Antoine continua senza enfasi e senza aspettative il suo percorso e così trova un amore inatteso: Dio. Trova la fede e ritrova se stesso in un semplice abbraccio con il figlio, riuscendo nel tempo anche a ricostruire i rapporti difficili con il padre e il fratello Alain.
Interpretato da Eric Caravaca, Arly Jover, Valérie Bonneton, Jean-Luc Bideau e Benjamin Biolay, il film tratta il tema della riscoperta delle fede attraverso la riscoperta di se stessi, ma lo fa con umorismo, senza cadere nel proselitismo. Un film sulla sorpresa di trovare un grande amore, che gioca e ride dei cliché e dei pregiudizi della Chiesa Cattolica, ma gioca e ride anche dei pregiudizi sulla Chiesa e sulla religione.
 
 
SCHEDA DEL FILM: L’AMORE INATTESO
 
(Qui a envie d’étre aimé ?)
Genere:Commedia
Regia: Anne Giafferi
Interpreti: Eric Caravaca (Antoine), Arly Jover (Claire), Valérie Bonneton (Hortense), Jean Luc Bideau (padre di Antoine), Benjamin Biolay (Alain), Philippe Duquesne (sacerdote), Quentin Grosset (Arthur)Arauna Bernheim Dennery (Emile), Agnès Sourdillon (Solange).
Nazionalità: Francia
Distribuzione: Microcinema
Anno di uscita: 2013
Origine: Francia (2011) 

Soggetto: tratto dal romanzo “Catholique Anonyme” di Thierry Bizot 

Sceneggiatura: Anne Giafferi 

Fotografia (Panoramica/a colori): Jean Francois Hansgens 

Musiche: Jean Michel Bernard 

Montagg.: Christophe Pinel 

Durata: 89′ 

Produzione: Guillaume Renouil, Thierry Bizot, Emmanuel Chain.

Giudizio: Consigliabile/problematico/dibattiti *
Tematiche: Bibbia; Famiglia – genitori figli; Libertà; Matrimonio – coppia; Scuola; Tematiche religiose;  
 
Soggetto: A Parigi, oggi. Antoine è un avvocato quarantenne di successo: una carriera brillante, una bella famiglia, con la moglie medico e due figli nel momento della crescita. Per un normale incontro informativo, Antoine va al colloquio con un insegnante del figlio. Nei giorni successivi il professore fa recapitare ad Antoine un invito. “Per educazione e curiosità intellettuale” più che per vero interesse, l’uomo va la sera in un locale parrocchiale dove vede riunite alcune persone. Un sacerdote, una comunità nemmeno troppo vivace, domande e risposte con toni bassi e quasi timidi. In quell’atmosfera qualcosa lo conquista. La lettura della Bibbia, i racconti di vita, le esperienze vissute fanno affiorare in lui alcune domande di cui non sospettava l’esistenza. I rapporti in famiglia cambiano, le sue assenze serali non sono ben viste dalla moglie che pensa a qualche tradimento. Antoine poi deve fronteggiare situazioni difficili sia con il fratello scapestrato sia con il padre che gli perdona tutto. Ma il nuovo cammino è ormai intrapreso, e Antoine ha la serietà di seguirne le suggestioni interiori senza togliere spazi alla moglie nè alla famiglia.
Valutazione Pastorale: All’origine c’è un romanzo autobiografico, “Catholique anonime”, pubblicato nel 2008 e scritto da Thierry Bizot, nella vita marito della Giafferi, attivo in ambito televisivo come produttore e sceneggiatore. Nello stesso settore si muove anche la moglie, autrice di copioni e regista di alcune serie e fiction, qui all’esordio sul grande schermo. L’esperienza descritta da Bizot (e dal copione) è certamente significativa. Si basa infatti sul fenomeno dei cosiddetti ‘ricomincianti’, che Enzo Bianchi definisce come “adulti già battezzati, quindi non catecumeni, che ritrovano il cammino di fede in occasione di un evento personale o familiare”. Quando entra per caso nella comunità, Antoine si tiene in disparte, alla fine della catechesi si sente uno di loro e nel finale può dire alla moglie: “Forse andrò a messa la domenica…”, sentendosi rispondere “Ci andrai senza di me, lo sai”. Scambio di battute nitido e rispettoso: la Francia laica non cede terreno ma lascia il giusto spazio a chi ritiene possibile un cammino differente, un modo di vedere la quotidianità con uno sguardo interiore, spirituale. Partendo da una base realistica, Giafferi ha il pregio di affidarsi ad una regia lineare e senza scosse, di toccare spigolosità e pudore con sfumature da favola: quasi a raccontare non quello che succede ma quello che vorremmo succedesse. Con una sincerità che sfiora la verità della Fede. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e molto utile per dibattiti. 
 
Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in frequenti occasioni successive a vari livelli di coinvolgimento: in famiglia e in ambito didattico. Preziosa opportunità per riflettere sul nostro definirci credenti in modo autentico, magari inattuale e perciò aderente allo ‘scandalo’ del Vangelo. 

“Credo”: un film d’arte e di nuova evangelizzazione

Un film artistico. Un’opera che reinterpreta il Simbolo della Fede in chiave moderna.
E’ la storia del Viaggio della Fede. Una barca che solca il mare, tutti sono invitati a salire per scoprire il segreto della vita. Fino all’approdo finale.
La scelta del linguaggio simbolico nei suoi molteplici aspetti (Immagini, Danza,Teatro) e il coinvolgimento delle canzoni che accompagnano i tre capitoli del Film, fanno di quest’Opera uno strumento di comunicazione caldo, sintetico e universale.

Prodotto in occasione dell’Anno della Fede e Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione e in collaborazione con l’Ufficio Catechistico Nazionale, l’Ufficio nazionale per i Beni Culturali ecclesiastici, l’Ufficio nazionale per la Pastorale di pellegrinaggi, tempo libero, turismo e sport, il Servizio nazionale per il Progetto Culturale. 
Un’opera per comunicare e riflettere sulla bellezza dell’essere cristiani e dell’appartenenza ecclesiale.

Il progetto
Si tratta di un DocuFilm artistico che presenta i contenuti essenziali del simbolo apostolico in modo nuovo, così da risvegliare l’attenzione sia dei vicini sia di coloro che si sentono lontani. Una particolare attenzione è rivolta al mondo giovanile, allo scopo di far percepire la giovinezza della Chiesa e la freschezza della sua proposta di vita. Il linguaggio utilizzato è la riproposizione in chiave moderna della grande tradizione simbolica cristiana, a cominciare dalla barca a vela, set principale e simbolo biblico – patristico della Chiesa. Il simbolo apostolico come la fede nascono all’interno del noi ecclesiale, la barca che solca il mare della storia per portare tutti all’approdo definitivo.
 
I temi
Con una chiave di intonazione ecclesiologica sono stati riletti e presentati gli elementi costitutivi della fede contenuti nel simbolo. In primo luogo la Rivelazione dell’amore trinitario nel creato e nella storia della salvezza, con al suo centro l’incarnazione, la morte e la risurrezione di Gesù che la rendono possibile. In secondo luogo la dialettica che la libertà infinita instaura con la libertà creata in Cristo. Infine l’accentuazione della destinazione escatologica, inaugurata dalla risurrezione di Gesù ad opera del Padre, raffigurata dal banchetto e dalla festa a cui giunge la Chiesa, dopo aver subito la trasformazione dei cieli nuovi e della terra nuova.
 
L’orizzonte
La scelta del linguaggio simbolico nei suoi molteplici aspetti (immagini, danza, teatro) e il coinvolgimento per le canzoni a supporto delle tre parti in cui è diviso il DocuFilm di artisti noti (Gen Rosso, Luca Carboni) consentono di utilizzare il prodotto artistico in modo più ampio: la musica e il linguaggio simbolico si prestano ad una comunicazione calda, sintetica e universale.
 
Vedi il trailer su www.ilcredo.it

Questo non è un film. Questa è la verità

Il nuovo progetto di “comunicazione-verità” del Servizio Promozione Sostegno Economico

Il Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica della C.E.L, ha realizzato il film documentario “Questo non è un film” che contiene storie di veri sacerdoti e di volontari della diocesi di Napoli, che sacrificano con amore e passione la loro vita ai malati, ai senza tetto, ai rom, o combattono senza armi la criminalità organizzata.

Si sviluppa in 4 episodi (titolati “La Scomparsa”; “Vita sul Pianeta Scampia”; “Storia d’Ammore”; “La Guerra di Ogni Giorno”) con temi diversi legati al genere cinematografico: Thriller, Amore, Fantascienza e Guerra, episodi che raccontano storie di vita difficili, con un comune denominatore: la verità.

I protagonisti dei 4 episodi sono:

– don Antonio Vitiello che gestisce “La Tenda”, un centro di accoglienza nel quartiere Sanità, per dare riparo, alloggio e pasti, ai senza tetto e a chiunque ne abbia bisogno;

– don Alessandro Gargiulo, parroco di Santa Maria del Buon Rimedio nel quartiere Scampia, che cerca di dare delle risposte concrete agli abitanti di questa zona di Napoli: grazie a don Alessandro si è creato il comitato “Dateci Facoltà” che si batte per costruire la facoltà universitaria di Medicina in questo quartiere privo di servizi per i cittadini;

– don Tonino Palmese che combatte contro l’illegalità anche attraverso un’associazione che riunisce le famiglie delle vittime colpite dalla criminalità organizzata.

– I volontari e gli operatori della Caritas di Napoli in difesa dei diritti Rom con progetti di scolarizzazione, sanitari e di integrazione, per cercare di dare loro una vita ed un futuro dignitosi.

Il progetto è stato realizzato con l’obiettivo di diffondere la conoscenza delle Offerte per il sostentamento del clero e di avvicinare un pubblico giovane al mondo e all’operato dei sacerdoti e della Chiesa cattolica. La campagna di comunicazione si è sviluppata sul web in 2 riprese: nel mese di dicembre scorso e a cavallo dei mesi di marzo e aprile 2012.

E’ possibile trovare il film documentario di 33 minuti sul web: www.questononeunfilm.it e www.insiemeaisacerdoti.it sezione “Campagna”.

 

In corsa all’Oscar: “Cesare deve morire”

“Cesare deve morire” di Paolo e Vittorio Taviani è il candidato italiano a concorrere all’85ma edizione del Premio Oscar.

Il film dei Taviani, già premiato con l’Orso d’Oro a Berlino, ha prevalso sugli altri nove titoli che erano entrati nella short list dei dieci partecipanti alla selezione iniziale, tra cui la “Bella addormentata” di Marco Bellocchio, “

Il cuore grande delle ragazze” di Pupi Avati, “Diaz” di Daniele Vicari, “È stato il figlio” di Daniele Ciprì, “Posti in piedi in Paradiso” di Carlo Verdone e “Reality” di Matteo Garrone.Il film dei fratelli Taviani si è già aggiudicato diversi prestigiosi riconoscimenti tra cui l’Orso d’oro al Festival di Berlino e cinque David di Donatello.

Girato nella Sezione di Alta Sicurezza del carcere di Rebibbia ha come attori, prevalentemente, i suoi detenuti, dei quali alcuni segnati dal “fine pena mai”. La storia è quella del Giulio Cesare shakespeariano, che, alla fine, viene rappresentato con successo sul palcoscenico del carcere. Di giorno in giorno, nelle celle, nei cubicoli dell’ora d’aria, nei bracci della Sezione il film racconta come, attraverso prove che sempre più coinvolgono i detenuti nel profondo, prende forza la grande tragedia, scoprendo nello stesso tempo le cadenze oscure della loro vita quotidiana di condannati.

«Ci stiamo imbarcando per il festival di New York e la notizia che ci ha raggiunto è davvero un bel buon viaggio. I film che concorrevano erano film di autori importanti per il cinema italiano e non solo italiano. Comunque il gioco è appena cominciato». Così Paolo e Vittorio Taviani hanno commentato l’investitura ricevuta dal loro film.

PER APPROFONDIRE:

AVVENIRE DEL 27/09/12

Main La casa della Felicità

Un film realizzato con tutti i canoni della grande cinematografia, che ha cercato location giuste per un’ambientazione tipica, che ha realizzato costumi che ricalcano l’epoca, che ha fatto un’accurata ricerca di oggetti, di utensili, di materiali e accessori che lo collocano nella tradizione più fedele del film in costume.
La sapiente regia di SIMONE SPADA, la brillante fotografia di ALESSANDRO PESCI, nastro d’argento 2011, la sceneggiatura – di famiglia –  stesa da una Figlia di Maria Ausiliatrice (Suor Caterina Cangià) sono i tre elementi portanti sui quali si fonda quest’opera filmica di grande respiro.

Un film che raccoglie numerosi elementi storici dalle biografie di Santa Maria Domenica Mazzarello, dagli Atti dei processi di beatificazione e canonizzazione e dalla Cronistoria dell’Istituto, nonché dalle Lettere della Santa, tutti quegli elementi, citazioni e riflessioni leggibili e comprensibili dai giovani e dalla gente di oggi.
Sì, perché il film vuole soprattutto parlare al cuore di tutti, al cuore della grande Famiglia Salesiana. Vuol dire che la santità è possibile, è quotidiana, che la possiamo vivere e far risplendere attorno a noi camminando nel solco di un carisma.

Il film racconta dell’infanzia di Maìn perché si rivolge anche ai piccoli. A loro vuol far capire che non si nasce santi, ma che lo si diventa rispondendo alla grazia di Dio, ascoltando le persone che Lui ci ha messo accanto e parlando, soprattutto a Dio, con la preghiera, nella semplicità del cuore e della vita.

Il film dà un grande rilievo alla famiglia, perché nella famiglia si assorbe l’amore alla vita e si assorbono i valori. L’intesa di Maìn con il Papà è messa in rilievo da inquadrature illuminate dagli sguardi che si scambiano Padre e Figlia, sguardi, da parte del Padre, che invitano la bambina a rivolgersi a Gesù (scena della prima comunione nella Parrocchia di Mornese).

Il film si conclude con una veloce carrellata di elementi grafici e fotografici che raccontano l’espansione dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel mondo. Le nazioni e gli anni di fondazione s’intrecciano e si susseguono con le fotografie d’epoca che, man mano, diventano fotografie di attualità. Tutto sulla bellissima musica del maestro e compositore ROBERTO GORI.
Luminose inquadrature accompagnano le riflessioni di Maìn lungo tutto lo scorrere del film e creano un contrappunto allo scorrere dei fatti storici.

La chiave di lettura del film consiste di tre parole che sono altrettanti impegni di vita: AMORE – RELAZIONI – PASSIONE EDUCATIVA.

L’amore per Gesù, per la propria famiglia, per le amiche, per la natura, caratterizza Maìn bambina e Maìn giovane e adulta. Tutto viene fatto per amore, tutto viene vissuto nell’amore. Nel film lo si sente spesso dire e soprattutto lo si vede vivere.
Le relazioni si costruiscono con il dialogo, la comprensione, l’attenzione amorevole all’altro, al piccolo. Ecco allora Maìn che accudisce una mamma ammalata, che accarezza i suoi bambini, che se ne occupa concretamente portando qualcosa da mangiare e portandosi via la biancheria da lavare. Le relazioni sono vissute nella semplicità, sono il tessuto quotidiano sul quale viene costruita la formazione e l’educazione, sono, soprattutto, il risultato di una grande, festosa relazione: quella con Gesù. Maìn gli promette che non passerà mai più un quarto d’ora senza pensarlo.
La passione educativa si manifesta nell’avere le “figliette” sempre presenti, nel fare tutto per loro, perché imparino un mestiere, perché non incorrano nei pericoli, perché si divertano, cantino e ballino. Perché crescano sotto lo sguardo di Maria, Madre che le ha a cuore più di ogni altra cosa.

Maìn supera delle prove nel film, come viene raccontato anche nella biografia. Supera la malattia del tifo e l’impossibilità a lavorare come faceva in precedenza, supera la prova dell’esilio alla Valponasca, dove viene confinata dalle incomprensioni e gelosie di gente del paese, supera fatiche e sofferenze. E questo perché vuole il bene delle ragazze.

Il film si presta a riflessioni, alla nostra contemplazione, a una funzione piena e gioiosa. Aspettiamolo comunicando a tutte le persone che circondano le nostre case e le nostre opere di aspettarlo con noi.

Intervista a suor Caterina Cangià
tratta da www.cgfmanet.org

Infonline: La Madre e il Consiglio generale ti hanno affidato il progetto di un nuovo film su Maria Domenica Mazzarello. Che cosa hai provato di fronte a questa proposta?

Suor Caterina Cangià: Al tempo stesso riconoscenza, emozione e… mi sono sentita invasa da un grande senso di responsabilità per il compito affidato. Il capolavoro di Sr Maria Pia Giudici: “Tralci di una terra forte” è stata ed è tuttora un’opera di notevole spessore contenutistico e stilistico e doverne preparare un’altra di altrettanto spessore, anche se con un linguaggio più rispondente all’oggi è, per me, una “prova”. Per questo confido molto nella presenza e nell’aiuto della stessa Maria Domenica e del Consiglio generale come confido anche nell’aiuto di chi, tra le FMA, ha studiato e ha scritto di Maria Domenica.

Infonline: Puoi dirci i passi previsti per la sua realizzazione?

Suor Caterina Cangià: I passi seguono la classica falsariga che precede, accompagna e segue la realizzazione di un film o di una fiction. Il primo è stato la ricerca di un regista; il secondo è stata la ricerca di una metafora che accompagnerà il film che per ora tengo segreta; il terzo è stata la stesura di un preventivo di spesa di massima, presentato al Consiglio generale durante il plenum di dicembre 2009 e approvato agli inizi del mese di gennaio 2010; seguirà la stesura della sceneggiatura da sottoporre per approvazione al Consiglio generale durante il plenum di luglio 2010. Si svolgerà immediatamente dopo la ricerca dei protagonisti, degli attori principali e secondari e del “comparsato”; si visiteranno e/o si cercheranno le location per girare il film. La ricerca degli attori protagonisti e non protagonisti verrà seguita dai provini e dai contratti. Si contatterà la film commission di Torino. Questa fase ci terrà occupati da luglio a dicembre 2010. A dicembre, durante il pleunum, si sottoporrà per approvazione la scelta del cast e seguirà la stesura del découpage tecnico, operazione che dettaglia, scena per scena, il fabbisogno tecnico dall’illuminazione alla recitazione. Intanto si lavorerà ai costumi, all’adattamento delle location e alla ricerca del fabbisogno in oggetti, mobili e quant’altro. Si pensa di girare il film nei mesi di giugno/luglio 2011, anche se si saranno fatte alcune riprese che occorrono, a Mornese e Nizza durante lo svolgersi delle stagioni. Dopo aver girato, da settembre 2011 a febbraio 2012 verranno fatti il montaggio e il mixaggio. Si pensa, con l’aiuto di Maria Domenica, di essere pronti con il film per la primavera del 2012.

Infonline: Certamente la produzione di un film implica un lavoro di squadra. Con chi lavorerai e con quali compiti precisi?

Suor Caterina Cangià: In primis ho individuato nella persona di Simone Spada, il regista. Mi occuperò personalmente della sceneggiatura per quanto si riferisce ai contenuti e alla parte creativa del film e verrò coadiuvata da uno sceneggiatore di professione per tutto ciò che riguarda invece l’aspetto tecnico. Ci sarà un aiuto-regista, un direttore della fotografia, uno o più fonici, i costumisti, gli scenografi e tutta la squadra di tecnici indispensabili quando si gira un film. Last, but not least, la stretta collaborazione con il Centro, con Suor Giuseppina Teruggi che ci affiancherà in questa grande impresa.

Infonline: Che cosa comporta affrontare questo tipo di progetto oggi, da parte di un Istituto religioso, a fronte di altre priorità urgenti?

Suor Caterina Cangià: Grande domanda questa. La decisione della Madre con il Consiglio generale è stata una scelta coraggiosa, fondata in primo luogo sull’amore per Maria Domenica e poi sul desiderio grande di farla conoscere e… amare da moltissime persone. La domanda, la richiesta di un film, sembra sia arrivata dalla gente che vive a contatto con noi, che condivide la nostra missione educativa, che ama Maria Domenica. Oggi è urgente comunicare ed è urgente far vedere, con il linguaggio più capito dalla gente, quello del cinema appunto, che custodiamo un carisma straordinario che va declinato nell’oggi.

Infonline: A quali destinatari si rivolge di preferenza il film?

Suor Caterina Cangià: A tutti. Semplice. E proprio perché si rivolge a tutti deve costruirsi con chiarezza, immediatezza di lettura, informazione, formazione ed emozione!

Infonline: Che cosa ci puoi dire sui tempi di realizzazione e di consegna?

Suor Caterina Cangià: I tempi sono intrecciati all’interno di quanto ho detto a proposito dei passi da seguire. La “prima” la deciderà il Consiglio generale. Forse il 13 maggio? Chissà. Comunque, la diffusione avverrà prima del 5 agosto 2012, data che segna il 140° di fondazione dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Infonline: Quale la tipologia del nuovo film?

Suor Caterina Cangià: Il film sarà una fiction in costume. Non può essere che una fiction in costume perché si desidera “narrare” Maria Domenica, il suo tempo, la sua terra, la sua vita, il suo carisma. Forse ci sarà una scena di prologo o di epilogo calata nell’oggi. Chissà.

Infonline: Le difficoltà più grandi che prevedi e … i sogni che tieni nel cassetto

Suor Caterina Cangià: Le difficoltà? Preferisco non prevederle ma attrezzarmi per superarle. Come? Con la preghiera, con la meditazione sulla figura e sulla vita di Maria Domenica, con il parlare di lei e del film a chi mi circonda. I sogni? Che sia un bel film, bello in tutti i sensi che questa parola nasconde. E solo se bello potrà raggiunger il cuore di molti.

Ho da aggiungere piccole cose che stanno succedendo già. Ho parlato ai bambini della mia Bottega d’Europa del film che faremo. Una sera trovo, sotto alla porta dello studio, un foglio A4 con su scritto: “Sister, ho finito di leggere un libro su Maria Mazzarello ed è pure a disegni. Te lo presto.” Smack! Firmato Sofia Nicolai (9 anni). 
L’indomani mi porta il libro illustrato e nel consegnarmelo mi dice: “Ti piacerà, parla di suore e poi tu sei una discendente di Santa Mazzarello”. Dopo il coro, prima di andare a casa mi chiede: “Quando lo cominci a leggere?” E io: “Questa sera. Non vedo l’ora”.

Festival biblico… “sperare con arte”

“Perchè avete paura?” La speranza dalle Scritture. Un nuovo modo per incontrare la Bibbia

Sono ben 14 le mostre che il Festival Biblico offre nelle sue diverse sedi, disseminate tra Vicenza, Verona, Bassano del Grappa e Chiampo.

Dal 18 maggio 4 di queste aprono i battenti a Vicenza.

Alle ore 17 a ViArt (Palazzo del Monte di Pietà) si tiene l’inaugurazione dell’esposizione di opere di artisti contemporanei della ceramica organizzata dal Museo Civico della Ceramica del Comune di Nove in collaborazione con Vi.Art. e il sostegno del Credito Valtellinese. «Di chi avrò timore?» (Sal 27,1) Dare volto alle paure per plasmare speranza è il titolo di questa rassegna artistica a cura di Katia Brugnolo. Vengono presentate opere inedite di 20 artisti della ceramica provenienti da ben 5 regioni d’Italia.

«Le interpretazioni proposte dagli artisti in taluni casi recuperano i simboli inclusi nel passo evangelico che ispira il titolo del Festival, ovvero la tempesta sul lago di Tiberiade: la barca, i pesci, elementi che hanno assunto un ricorrente valore simbolico – spiega Katia Brugnolo -. In molteplici casi, invece, l’opera diventa metafora ed è importante riconoscervi i temi della Paura e della Speranza dalle Scritture, dando voce agli artisti stessi, alle loro personali spiegazioni».

La mostra delle opere di ceramiche resterà aperta fino al 10 giugno.

Sempre il 18 maggio alle ore 18.30 nel complesso monumentale di San Silvestro (Contrà San Silvestro) taglio del nastro per un’altra esposizione: Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo (Ct 8,7), collezione di opere di pittura sacra di Giustina De Toni.

Infine sono altre due le esposizioni che aprono le porte ai visitatori dal 18 maggio: Sabastyia. I frutti della storia e la memoria di Giovanni Battista. Un progetto di archeologia, conservazione e comunità locale in Palestina, curata da Carla Benelli, visitabile nella Loggia del Capitaniato, in piazza dei Signori. Quindi Non abbiate paura. Dal buio alla luce, rassegna d’arte di pittura e scultura di artisti aderenti all’Unione cattolica artisti italiani (Ucai) di Vicenza «Fra’ Claudio Granzotto».

Tutte queste esposizioni sono a ingresso libero e gratuito.

 

ARTICOLO CORRELATO

da: SIR Giovedì 17 maggio 2012

Perché avere paura?

“La prossima edizione del Festival biblico prenderà ispirazione dall’Anno della fede indetto da papa Benedetto XVI, per riflettere sul tema del rapporto tra il credente e la libertà, e far comprendere che la fede non è contraria alla libertà, anzi genera rinnovamento e incontro”. Ad anticiparlo è mons.Roberto Tommasi, presidente del Festival biblico (www.festivalbiblico.it), che inizia domani, 18 maggio, a Verona – sul tema “‘Perché avete paura? (Mc 4,40)’. La speranza dalle Scritture” – per “trasferirsi” poi a Vicenza, sede storica dell’iniziativa, dove resterà fino al 27. Maria Michela Nicolais, per il Sir, ha intervistato mons. Tommasi”… (visualizza l’articolo)

“I teatri del sacro” festival di Lucca 2012

DAL 27 Marzo al 3 Giugno

Roma e Milano, due grandi metropoli, due capitali della cultura e dell’arte, due città diversamente rappresentative della tradizione religiosa (la ‘città eterna’ e la ‘città ambrosiana’) diventano un unico palcoscenico del sacro, in un evento che traccia una linea unitaria simbolica di riflessione sulla spiritualità.

A partire dal successo delle due edizioni de I Teatri del Sacro (Lucca 2009 e 2011), nelle settimane prima e dopo la Pasqua 2012 saranno proposti in contemporanea a Roma e a Milano alcuni degli spettacoli più rappresentativi del Festival.

La Capitale ospiterà 14 spettacoli in 7 spazi (Teatro Tor Bella Monaca, Teatro Biblioteca Quarticciolo, Centrale Preneste Teatro, Sala Cantieri Scalzi, Basilica di San Saba, Basilica di Santo Stefano Rotondo, Sala della Comunità Santa Silvia) per due mesi, in una serie di appuntamenti dal 28 marzo al 26 maggio. L’evento milanese “epifanie urbane” sarà diviso in due momenti: una prima parte dal 27 marzo al 4 aprile con 3 spettacoli, la seconda si terrà  dal 30 maggio al 3 giugno in occasione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie con l’allestimento di altri 5 spettacoli.

Un evento pensato, grazie al sostegno del Comune di Milano e di Roma Capitale, non come una semplice rassegna teatrale ma come animazione urbana, ovvero un’occasione di libero e aperto confronto intorno ai temi del sacro, per far emergere le istanze che toccano da vicino le inquietudini e le speranze dell’uomo contemporaneo, e che suscitano l’interesse di credenti e non credenti, con una particolare attenzione alle nuove generazioni. Il progetto inoltre intende valorizzare il ruolo dello spettatore come soggetto attivo della visione, grazie al laboratorio gratuito per il pubblico “Visioni e Condivisioni”: un viaggio di ricerca dentro gli spettacoli, ricco delle riflessioni collettive e delle testimonianze in cui la spiritualità, l’arte e la vita si intrecciano fino a confondersi.

Appuntamento quindi questa primavera per l’evento I TEATRI DEL SACRO nelle due maggiori città italiane, un’occasione di incontro e di confronto con il teatro e con la spiritualità.

Per informazioni su I TEATRI DEL SACRO A ROMA: federgat@federgat.it; 331.6906345Per informazioni sul laboratorio per lo spettatore a Roma: teatridelsacro@gmail.com; 349.0734578 (12.30 – 13.30, 15.30 – 17.30)

Per informazioni su I TEATRI DEL SACRO A MILANO:  federgat@federgat.it; teatridelsacroamilano@gmail.com; 389.9041314Per informazioni sul laboratorio per lo spettatore a Milano: teatridelsacroamilano@gmail.com – cel. 389.9041314

DUNS SCOTO, di Fernando Muraca

DUNS SCOTO Miglior film e il miglior attore protagonista attribuito ad Adriano Braidotti, con la regia di Fernando Muraca, vince all’International Catholic Film Festival di Roma “Mirabile Dictu” il “Pesce d’Argento” Sui tre premi attribuiti al festival Duns Scoto ne riporta due: Migliore film e migliore attore protagonista.

E’ stato selezionato su un totale di 746 film all’International Catholic Film Festival (dal 12 al 21 maggio a Roma presso l’Auditorium vaticano di via della Conciliazione) ideato e voluto da Liana Marabini, produttrice, regista ed editrice, sotto l’Alto patronato del Pontificio Consiglio per la Cultura.

BREVISSIMA TRAMA:

Duns Scoto, giovane e brillante professore francescano all’Università di Parigi, è costretto a scappare dalla città francese perchè non è disposto a firmare la lettera di Filippo il Bello contro il Papa.

Dopo qualche ritornerà e potrà dimostrare in una celebre disputa il valore delle sue idee sull’Immacolata Concezione di Maria.

CHI è DUNS SCOTO???

TRAILER (clicca sull’immagine)


 

Almanya – La mia famiglia va in Germania

una commedia e una riflessione toccante in occasione della 34° Giornata per la vita

a cura di Arianna Prevedello

«Per educare i giovani alla vita occorrono adulti contenti del dono dell’esistenza, nei quali non prevalga il cinismo, il calcolo o la ricerca del potere, della carriera o del divertimento fine a se stesso. […] Molti giovani, in ogni genere di situazione umana e sociale, non aspettano altro che un adulto carico di simpatia per la vita che proponga loro senza facili moralismi e senza ipocrisie una strada per sperimentare l’affascinante avventura della vita».

Molte diocesi, comunità e gruppi ecclesiali è divenuta consuetudine celebrare, preparare o approfondire i contenuti della Giornata Nazionale per la vita anche attraverso la visione e la discussione di un’opera cinematografica.
A partire dal Messaggio per la 34° Giornata per la vita (5 febbraio 2012) a sostegno di queste iniziative proponiamo di seguito un’analisi-interpretazione del recente film Almanya – La mia famiglia va in Germania giunto sul grande schermo nel periodo natalizio e ancora attualmente in programmazione nei cinema d’essai tra cui molte sale della comunità (cinema parrocchiali).
Restare uniti è il desiderio che caratterizza l’esperienza della famiglia. La vicinanza affettiva è il sogno anche degli Yilmaz, emigrati in Germania dalla Turchia negli anni ’60 e giunti ormai alla terza generazione. In età di pensione il patriarca Hüseyin, protagonista del film tedesco e capostipite della ricca discendenza, si trova a fare i conti con un passaporto più che mai tedesco e una tenera nostalgia per l’Anatolia. La lontananza da casa avvertita dal nonno è tale da indurlo ad acquistare perfino una casa nel piccolo paesino d’origine senza nemmeno dirlo alla moglie. Anzi, pretendendo piuttosto di andarvi tutti (figli e nipoti) in vacanza al più presto. Il viaggio di ritorno in patria diviene uno spartito su cui scrivere anche le simpatiche note in flashback del lontano viaggio della speranza avvenuto decenni addietro verso la Germania.

Almanya è una commedia esilarante on the road capace di far emergere i valori universali su cui ogni persona ritrova il benessere e le risorse psicologiche per una vita ben piantata. Scritta da due giovani sorelle tedesche di origine turca, Yasemin e Nesrin Samdereli, Almanya recupera i ricordi di una della più imponenti comunità straniere della Germania. I tardivi ricongiungimenti, il cambio culturale per alcuni obbligato e da altri subito, la convivenza con una locale diversità religiosa e il possibile ritorno nella terra natia sono elementi che continuano a provocarla. Eppure, malgrado la complessità che la investono in ogni nuovo giorno di vita, dal nonno al nipotino tanta è la voglia di difendere l’imprescindibile legame familiare.
Se nel viaggio emergono le fatiche vissute dai figli di seconda generazione che si rimproverano l’un l’altro di non essersi stati accanto nei momenti difficili della vita, l’itinerario diventa anche l’occasione di un saluto e di una rinnovata accoglienza. L’addio al nonno che poco prima di arrivare a destinazione nel pulmino, che tanto ricorda quello del film Little miss sunshine, si spegne tra l’affetto dei suoi cari e l’abbraccio maturato proprio grazie alle parole del nonno per il bambino che la nipote non sposata porta in grembo. Un film toccante che sa spiegare al più giovane della famiglia come la vita nel suo epilogo evapori come l’acqua (l’esperienza della morte) e, al contempo, come la nascita di una nuova creatura sia un dono in qualunque condizione. Senza retorica i personaggi sperimentano come aprirsi alla vita significhi accrescere (e allargare con speranza e gratitudine) il legame familiare che ridona senso al loro stare al mondo. In Germania o in Turchia, fa lo stesso.

 

SCHEDA DEL FILM

DA: sdc sale della comunità

 

Una suora detective in stile Don Matteo

Nell’ultima puntata di Don Matteo 8, andata in onda giovedì scorso, l’abbiamo vista incrociare il sacerdote sfrecciando sul suo furgoncino blu. Adesso suor Angela, al secolo Elena Sofia Ricci, arriva su Raiuno il giovedì in prima serata (da domani) proprio al posto del prete-investigatore campione di ascolti, in Che Dio ci aiuti, la nuova serie giallo-rosa targata Lux Vide, diretta da Francesco Vicario e interpretata, oltre che dalla Ricci, anche da Massimo Poggio, Serena Rossi, Francesca Chillemi, Miriam Dalmazio, Marco Messeri e Valeria Fabrizi. Sedici gli episodi previsti, per otto prime serate, ambientate a Modena, la città in cui suor Angela vive, nel Convento degli Angeli Custodi, trasformato dalla religiosa, per motivi economici, in un convitto universitario con tanto di bar “L’angolo Divino”. La vita di suor Angela, con un passato non proprio cristallino con il quale sta ancora facendo i conti, si incrocia sin da subito con quella di Marco Ferrari, brillante ispettore di polizia (anche lui con un passato che finirà per venire a galla), e, soprattutto, con le sue indagini.

Elena Sofia Ricci racconta: «Il ruolo della suora mi è sembrato subito una bella sfida. E mi ha offerto anche l’occasione per scoprire qualcosa in più, di ritrovare un po’ quella parte spirituale che c’è in ognuno di noi e che tutti dovremmo ritrovare soprattutto in periodi come questo. In Che Dio ci aiuti ho provato a fare la suora che avrei voluto incontrare nella vita: un po’ don Matteo e un po’ don Camillo e anche un po’ Sister Act». Per prepararsi, l’attrice ha passato due giorni in un convento di clausura: «È stata un’esperienza incredibile.

Le suore mi hanno letteralmente sommersa di un amore che non è di questo mondo. Mi ero sempre chiesta come potesse essere la vita delle suore dietro quelle grate e Che Dio ci aiuti mi ha dato la possibilità di vederla da vicino anche se non nascondo che, all’inizio, è stato un po’ impressionante sentire il rumore delle chiavi che chiudevano i cancelli alle mie spalle». Entusiasta anche Massimo Poggio per il quale, «pur interpretando io il ruolo del poliziotto, questa non è una serie poliziesca ma pone l’aspetto soprattutto sul lato umano. Ogni personaggio, all’inizio, ha qualcosa in sospeso che si chiarisce strada facendo».

A chi ipotizza suor Angela come una sorta di don Matteo in gonnella, risponde il regista: «La differenza principale tra i due è che don Matteo è pieno di certezze, è più istituzionale. Suor Angela, invece, è una che ci prova ma che ha sempre la sensazione di non farcela».

Poi, aggiunge: «Questa serie insegna a fermarsi e a ragionare, a dare agli altri una seconda possibilità, a vedere come ci si può capire e volere bene». Matilde Bernabei, che col fratello Luca ha prodotto (in coproduzione con Rai Fiction) Che Dio ci aiuti, conferma: «Questa è una di quelle storie che possono aiutarci a vivere la vita di tutti i giorni, guardando gli altri con un occhio diverso». Il direttore di Rai Fiction Fabrizio Del Noce (proprio nel giorno in cui i produttori tv hanno protestato in Vigilanza Rai per i tagli agli investimenti nelle fiction) non nasconde l’entusiasmo, anche alla luce dell’ottimo risultato di ascolto ottenuto lunedì scorso dalla replica di Preferisco il Paradiso, la storia di san Filippo Neri, sempre prodotta dalla Lux Vide: «Che Dio ci aiuti è una scommessa importante e ci sono fondate ragioni per pensare che proseguirà, il giovedì sera, sulla scia del successo di Don Matteo».

Avvenire  17 12 2011