FORUM «IRC»
 
 

PROGRAMMAZIONE MASTER aggiornata - ISCRIZIONI APERTE |24.07.2017

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 L’esigenza di sostenere e accompagnare le Chiese locali nel rinnovamento dei processi di educazione alla fede relativi alla fascia degli adolescenti (14-19 anni), in un orizzonte che privilegia l’educazione integrale del «buon cristiano e onesto cittadino» spinge l’Istituto di Catechetica della Facoltà di Scienze dell’Educazione (FSE) dell’Università Pontificia Salesiana (UPS), su richiesta e in collaborazione con l’Ufficio Catechistico Nazionale (UCN) e il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile (SNPG) della Conferenza Episcopale Italiana, a proporre un Master di primo livello per educatori degli adolescenti in ambito ecclesiale. 


La proposta risponde anche al sentito bisogno di una qualificazione specifica e di aggiornamento per i Direttori degli Uffici Catechistici e del Servizio per la Pastorale Giovanile nell’ambito delle Diocesi italiane e per i collaboratori che li affiancano a vari livelli nell’animazione pastorale e catechistica diocesana. 




 


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ORARIO AGGIORNATO


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DEPLIANT MASTER


 


Per informazioni:


Contatta segreteria dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 12:00   al numero: 06.872.90.600


oppure scrivi a: maluccio@unisal.it




 

 
Roma 15 dicembre 2017 – ore 8,45 aula Juan Vecchi |12.12.2017
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GIORNATA DI STUDIO (Roma, 15 dicembre 2017)


«La Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori». Sono le parole che papa Francesco rivolse ai giovani, nella sua Lettera in occasione della presentazione del documento preparatorio al Sinodo dei Giovani (ottobre 2018): «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». È una grande opportunità per noi adulti, non solo per aprire un confronto franco con i giovani, mettendoci in loro ascolto allo scopo di percepire la voce del Signore che risuona oggi nella Chiesa, ma anche per interrogarci sulla nostra fede e su come accompagnarli a riconoscere ed accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza.


In questo cammino ecclesiale si inserisce la Giornata di studio organizzata dall'Istituto di Teologia spirituale dell'Università Pontificia Salesiana che si terrà nella mattina del 15 dicembre. Le quattro proposte di accompagnamento che verranno presentate sono ben differenziate, come diversi sono i giovani protagonisti della missione educativa, ma hanno un obiettivo comune: accompagnare la loro crescita integrale proponendo gradualmente come meta una misura alta di vita umana e cristiana. L’associazione dei laici impegnati nell’Azione Cattolica, eredi di una lunga storia a servizio della Chiesa nelle singole diocesi, si propone di avviare i giovani verso la responsabilità in un cammino personale e comunitario di formazione cristiana. L’Associazione privata internazionale che unisce i fedeli di Nuovi Orizzonti, iniziata nel ’91 e approvata dalla Santa Sede l’8 dicembre del 2010, predilige l’incontro con giovani che vivono in situazioni di grave disagio ed hanno fatto della strada la loro casa. La Comunità Canção Nova, che ha preso inizio con un gruppo di dodici persone nel 1978 e fu riconosciuta dalla Chiesa nel 2008 come Associazione internazionale di fedeli, promuove l’esperienza dell’incontro comunitario dei giovani valorizzando in modo particolare l’utilizzo dei media e dei new-media. Suor Aurora Consolini, Figlia di Maria Ausiliatrice, accompagna i ragazzi del Carcere, a Casal del Marmo, infondendo in loro speranza per un futuro tutto da ricostruire.


Trattandosi di una attività complementare al corso istituzionale di Accompagnamento spirituale dei giovani, sono stati gli studenti stessi a proporre un momento di forte riflessione e di condivisione, non tanto sulla “teoria” dell’accompagnamento, quanto sulla sua prassi. Sulla falsariga della terza parte del Documento Preparatorio del Sinodo, essi hanno chiesto ai responsabili delle diverse proposte formative di poter far vedere come riescono ad uscire, vedere e chiamare i giovani. A questo scopo, hanno anche formulato alcune precise domande: 




  • Quali sono le problematiche più urgenti della vita dei giovani?




  • Nel vostro primo approccio coi giovani, quali difficoltà avete riscontrato? Come ne siete usciti?




  • Come rispondete ai bisogni concreti dei giovani oggi? Quali percorsi proponete?




  • Ciò che proponete, viene accolto dai giovani? Ci sono delle resistenze?




  • Come fate per raggiungere altri collaboratori? Avete dei percorsi per formatori? 




  • Quali sono i rischi dell’accompagnamento nella relazione con i giovani?




  • Avete da chiedere qualcosa ai Centri di Studio come il nostro? Cosa potremmo fare?


    Una società sempre più rumorosa ha bisogno di credenti autorevoli, con chiara identità umana, solida appartenenza ecclesiale, visibile qualità spirituale, vigorosa passione educativa e profonda capacità di discernimento per aiutare i giovani a fare rilettura delle loro esperienze ed ascoltare la propria coscienza. È l’augurio che esprimiamo offrendo questa iniziativa ai giovani studenti, docenti e amici dell’Università Pontificia Salesiana.


     


    Jesus Manuel García Gutiérrez


     



 
Programmazione «IRC» 2017-2020 |29.11.2017
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L’Istituto di Catechetica ha presentato recentemente la nuova programmazione triennale (2017-2029) delle attività riguardanti l’«IRC».


Sotto il titolo generale «L’IRC e il cristianesimo di domani», l’istituto organizzerà ogni anno un seminario, un convegno e un corso estivo seguendo la logica che indicano i titoli particolari: 2017-2018:


«Giovani generazioni e ricostruzione del cristianesimo»; 2018-2019: «L’IRC nell’orizzonte culturale e teologico contemporaneo»; 2019-2010: «IRC e identità cristiana».


 Il nuovo triennio 2017-2020, in linea di continuità con la precedente programmazione, si colloca più esplicitamente nell’ambito della «formazione permanente» dei professori che lavorano all’interno dell’«Irc». Inoltre, questa formazione si orienta in tre direzioni: 1/ «Conoscenza-comprensione» delle giovani generazioni, in sintonia anche con i lavori del prossimo «Sinodo» (2017-2018); 2/ Formazione culturale e teologica (2018-2019); 3/ Formazione pedagogica in relazione al binomio «Irc-identità cristiana» (2019-2020).


           


Ecco i prossimi appuntamenti: Convegno: «I giovani, la fede e la religione» (10-11 marzo 2018); Corso Estivo: «Nuove generazioni e ricostruzione del cristianesimo» (1-7 luglio 2018).


 


File PDF


«Programma IRC» 2017-2020


 

 
Seminario di studio - giovedì 30 novembre 2017, ore 15,30 – 18,30. |28.11.2017
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Il Seminario, di cui vi metto in allegato il testo, vorrebbe far riflettere sul fatto che il web non è solo uno strumento o un mezzo di comunicazione e nemmeno una banca dati, ma anche un modo di fare ricerca, che non è senza ricadute sia per ciò che pensiamo e su come leggiamo la condizione giovanile, ma anche  i problemi etici riguardanti come prospettiamo la nostra vita e la vita dei giovani, perché il web ci impone le sue logiche , ci delimita e incanala la conoscenza, ci evidenzia valori preferenziali, ci fa  brillare modelli  di comportamento funzionali  e insinua  prospettive di futuro, tutt’altro che neutre.


In questo senso si accentua l’aspetto gnoseologico-epistemologico ,vale a dire “come” e “cosa”  conosciamo; quanto incide la mediazione-Web nella ricerca, e nella riflessione, nell’apprestamento di strategie metodologiche e operative, in educazione, in terapia, in didattica, in catechetica, ecc.…?


convegno OP

 
editore |28.11.2017
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(ANS – Madrid) – Si apre oggi, 27 novembre, il “Congresso Internazionale Pastorale Giovanile e Famiglia”, un appuntamento che riunisce circa 300 persone – agenti pastorali che rappresentano il mondo salesiano e le Ispettorie dei cinque continenti – per riflettere sulla dimensione familiare e sulla realtà giovanile.



È il Dicastero per la Pastorale Giovanile Salesiana che organizza questo Congresso, che si svolge da lunedì 27 novembre a venerdì 1° dicembre, presso l’hotel “Weare Chamartin” (calle Agustín de Foxá, Madrid).


Il Congresso sarà presieduto dal Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, accompagnato dal Consiglio Generale della Congregazione. Alla cerimonia di apertura sarà presente il cardinale di Madrid, mons. Carlos Osoro; il Nunzio Apostolico in Spagna, mons. Renzo Fratini; mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e Segretario Speciale dei due Sinodi dei Vescovi dedicati al tema della famiglia, nonché rappresentanti delle amministrazioni pubbliche.


L’incontro si pone tre obiettivi principali. “Prima di tutto, avere una lettura propositiva sulla famiglia oggi; in secondo luogo, eseguire una lettura ecclesiale e spirituale della famiglia; e, infine, proporre, rafforzare e integrare nella Pastorale Giovanile salesiana l’attenzione pastorale alla famiglia e al suo ruolo nell’Opera Salesiana, all’interno del Progetto Educativo-Pastorale Salesiano” hanno spiegato gli organizzatori.


Sarà possibile seguire i lavori del congresso anche attraverso la rete. Tutte le informazioni sul congresso sono disponibili sul sito: www.symfamily17.org. Inoltre, per comunicare in maniera costante e tempestiva verranno utilizzati anche altri strumenti digitali:


Twitter:      @Symfamily17


Facebook:   Symfamily17


YouTube:    Symfamily17


ANS:            www.infoans.org 


Attraverso tale congresso la Congregazione intende approfondire la questione della Pastorale Giovanile e della Famiglia. L’appuntamento va inquadrato in un momento di particolare interesse su questi temi da parte della Chiesa, dopo i Sinodi sulla Famiglia, seguiti dalla pubblicazione dell’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia”, e prima del prossimo Sinodo sui giovani.


 
Giornata dei Curricoli dell’Istituto di Catechetica |21.11.2017
Giornata dei Curricoli

La giornata dei Curricoli dell’Istituto di Catechetica si è svolto presso il Collegio Messicano. È stata un’esperienza positiva di conoscenza e condivisione tra studenti e docenti.


Dopo l’accoglienza dei partecipanti con un buon caffè, abbiamo affidato la nostra giornata a Dio prima di affrontare il tema catechetico-pastorale: Sinodo e giovani, presentato con l’abituale competenza dal prof. José Luis Moral, docente ordinario presso dell’Università Pontificia Salesiana.


La riflessione ha posto l’attenzione non tanto su cosa fare ‘per’ i giovani quanto su come costruire ‘con’ i giovani attraverso l’ascolto e il dialogo: “Ascoltare ed essere dalla parte dei giovani: 1. Simpatia, «sentire con loro», compassione (ragione compassionevole: «intellectus misericordiae»); 2. PG: più che trasmettere una buona notizia ben strutturata, consiste piuttosto nell’andare con speranza verso i giovani per scoprire con loro, nei loro luoghi di vita, nel cuore della loro esistenza, le tracce del Risorto”.


Nei laboratori i cinque gruppi hanno avuto la possibilità di confrontarsi su quanto ascoltato per poi sottoporre nel plenario le opinioni e le domande emerse nel dialogo.


L’Eucaristia ha concluso la mattinata. A cui ha fatto seguito il pranzo con degustazione di cibi tradizionali messicani seguiti da canti tradizionali del Messico.


Prima della conclusione c’è stato un incontro degli studenti dei diversi curricoli per esprimere una loro valutazione sul primo mese di attività, per evidenziare gli aspetti positivi e quelli da migliorare.


Una giornata ben riuscita grazie al coordinamento del prof. Stanislaw Wierzbicki, all’animazione dei rappresentanti dei diversi corsi, e al contributo di tutti i partecipanti. Ha permesso di conoscerci meglio per continuare il cammino accademico e prepararci alla celebrazione del Sinodo.


 


Alcune foto dell'evento:





 
Pietro Cognato, 07/11/2017 |20.11.2017
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Con piacevole sorpresa accogliamo la notizia della pubblicazione di una lettera da parte dei vescovi italiani a tutti gli insegnanti di religione cattolica. La lettera si riallaccia a una precedente, pubblicata a quasi 25 anni di distanza, che i vescovi esortano a riprendere in mano perché essa continua a conservare e custodire le caratteristiche di fondo dell’insegnamento nato con l’Accordo di revisione del Concordato del 1984.


I nodi essenziali dell’insegnamento della religione cattolica

Di quelle caratteristiche i vescovi italiani in questa nuova lettera riprendono alcuni aspetti che ritengono debbano meritare uno sguardo aggiornato visto il mutato contesto sociale e culturale. Primo nodo cruciale: l’Insegnamento di religione cattolica (IRC) rimane prezioso per tre soggetti: scuola stessa, società, comunità ecclesiale. Secondo nodo: il valore dell’IRC oggi vanta un profilo altamente scolastico pur avendo mantenuto la nota di confessionalità. Terzo nodo cruciale: se l’IRC è disciplina scolastica e confessionale al contempo e sa parlare ad intra e ad extra, sembra perfettamente attagliarsi in un’Italia ormai multi-religiosa e pluri-culturale.


Il patrimonio culturale del cattolicesimo è immenso e spesso mi fa tenerezza sentire a volte da parte di qualche alunno: «Prof, perché la religione ha un programma?». In una fase estremamente fluida della vita sociale – cito un passo della lettera – dal punto di vista etico e valoriale, l’IRC potrebbe offrire lo spessore adulto ed educativo adeguato di cui i ragazzi hanno bisogno. Ma è la dimensione storica, secondo me, la chiave sottolineata dai vescovi per illuminare le generazioni future. Essi insistono sull’importanza del fattore religioso nel dibattito pubblico per una società democratica matura.


Democrazia e complessità del fenomeno religioso

Credo che i nostri vescovi siano convinti che la vera democrazia è quella che garantisce tutte le libertà di scelta, in primis il principe delle libertà di scelta: la libertà religiosa. Lo studio delle religioni e/o delle componenti della dimensione religiosa dell’umano, che i vescovi sottolineano essere uno dei tratti caratteristici delle indicazioni scolastiche, non possono che favorire processi di incontro, di dialogo, di integrazione, quindi di democrazia.


Io in classe spesso uso la parola democrazia, ribadendo che l’ora di religione è l’ora della libertà, non quella naturalmente di non far nulla, ma quella nella quale liberamente si è deciso di far qualcosa per sè stessi. E i ragazzi comprendono quello che voglio dire perché in essi è viva questa sensibilità per la libertà. Gli alunni, già dallo stesso inquadramento di non-obbligatorietà disciplinare della religione cattolica nell’ordinamento giuridico scolastico, se ben indirizzati dal docente a rifletterci su, possono apprendere la bellezza del fenomeno religioso, le sue aperture, le sue potenzialità ad una convivenza pacifica.


L’insegnante di religione e le comunità ecclesiali

Questo è il punto più utopico, e lo dico in senso alto e nobile e non in senso deleterio e rassegnato. I vescovi, in coerenza con la nota distintiva della confessionalità, con la peculiarità della figura di educatore credente che ne discende e che si pretende, con l’istituto dell’idoneità quale segno di riconoscimento di certe qualità in nome della comunità ecclesiale tutta, dedicano la terza ed ultima parte della lettera al rapporto tra IRC e comunità ecclesiale. Sono sincero: onore ed onere in quello che i vescovi asseriscono! L’IRC va ricollocato nel quadro dell’azione pastorale complessiva.


Ripeto perché non è cosa da poco: il mondo della scuola è un pezzo di mondo a cui la Chiesa non può più fare a meno di guardare se è vero, come è vero, che la realtà dove il parroco era pure l’insegnante è tramontata ormai da un pezzo. I vescovi ci chiamano ad un compito arduo: testimoniare e animare senza mai confondere missione evangelizzatrice e insegnamento scolastico, praticando il dialogo culturale nei confronti delle altre discipline e delle altre religioni. Ma ancor più interessante: tutto questo non rimane fuori dalla porta della parrocchia o del luogo dove un gruppo ecclesiale si riunisce. La competenza e l’esperienza vanno valorizzate dentro la comunità ecclesiale, in ogni settore di essa.

 
Settimana sociale di Cagliari |30.10.2017
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Quali sono i fattori chiave per un buon lavoro? Roberto Rossini, presidente delle Acli, snocciola a velocità supersonica le indicazioni dei 30 tavoli dove venerdì è stato affrontato l’argomento. Niente commenti, non tocca a lui farne né vuole sottrarre spazio alla discussione che seguirà. Fattori chiave, dunque. Sono otto: costruire reti locali, valorizzare il territorio, alternanza scuola-lavoro, rapporto tra le generazioni, orientamento, formazione continua, etica del lavoro, internazionalità. Poi cinque idee: senso civico e cittadinanza attiva, consumo responsabile, responsabilità delle comunità cristiane, lavoro manuale e intellettuale da comprendere assieme, informarsi e informare. Infine sette suggerimenti alla politica: potenziare le politiche attive del lavoro, favorire l’alternanza scuola-lavoro, semplificare la burocrazia, appalti limpidi, riforme, parità scolastica e part-time alla fine della vita lavorativa. La sintesi estrema di Rossini è collegare: teoria a pratica, talento a mestiere, formazione a lavoro.


Il neoliberismo rampante, la globalizzazione, le tecnologie, le leggi, le riforme attese e quelle disattese. Tutto importante, tutto da considerare. Ma alla fine a contare è la persona. L’uomo. Con la sua capacità di sognare, desiderare, inventare. Hanno competenze diverse gli ospiti diretti da Claudio Gentili, membro del Comitato scientifico delle Settimane. Alberto De Toni, rettore dell’Università di Udine, è ingegnere e professore; Johnny Dotti è un educatore ed imprenditore sociale, amministratore delegato di On; tanto misurato il primo, quanto rutilante il secondo. Paola Vecchina è presidente di Forma e si occupa di IeFP (istruzione e formazione professionale) e Giorgio Vittadini è presidente della Fondazione Sussidiarietà, lei 'precede' il lavoro, lui ci sta dentro. Diversi nelle esperienze e nel linguaggio, ma uniti negli esiti. Sono piante di varia specie che crescono e traggono nutrimento nello stesso terreno, in armonia.


Vittadini afferma convinto: «La formazione non deve fornire soltanto nozioni ma educare una personalità », perché oggi per lavorare meglio - gli studiosi lo garantiscono - servono «grinta, scrupolosità, stabilità emotiva, spirito di collaborazione, amicizia», tutte qualità squisitamente umane. Gentili riassume: «Mettere insieme la tecnica con un ideale di uomo». Vecchina ribadisce: «Buone leggi sì, ma occorrono soprattutto soggetti che nella libertà sappiamo assumersi dei rischi ». Dotti, che ha l’oratorio nel cuore ma anche al centro di nuovi processi produttivi, invita i ragazzi, ma soprattutto gli adulti che li vorrebbero tenere al guinzaglio, alla libertà e al rischio, «altrimenti produciamo acefali privi del coraggio di vivere». Enuncia le virtù necessarie all’impresa: «Coraggio, fortezza, giustizia, temperanza». E invita a un’alleanza tra adulti, che «autorizzino vere esperienze di libertà (e di impresa) negli oratori», e i minorenni: «Se in oratorio non avessi fatto la raccolta degli stracci, mai sarei diventato un imprenditore ». Avere un’idea educativa, è il mantra di Dotti.


De Toni gli fa eco citando Nelson Mandela: «L’istruzione è lo strumento più potente per cambiare il mondo». Bella frase che fa vibrare le corde del cuore, o anche concreto programma politico? De Toni sembra convinto: «Tre sono gli obiettivi di un percorso di istruzione: acquisire capacità critiche, imparare a imparare, imparare per un mestiere». E ribadisce: «In azienda, al centro dei processi di cambiamento sono gli uomini ». E la tecnologia? «La fanno gli uomini». Vittadini punta forte sulla parola desiderio: «Solo l’uomo che desidera è capace di reale invenzione e cambiamento ». E Vecchina annuisce: «Si riparte dal desiderio e dalla conciliazione di apparenti opposti». Il cerchio si chiude con De Toni: «Il gap strutturale tra le risorse (scarse, insufficienti) e i problemi (grandi, enormi) si colma facendo entrare in campo l’uomo. Lui, l’uomo, marca la differenza. Loro, gli uomini e le organizzazioni».


Vittadini ricorda: «Il capitale umano ha un collegamento diretto con il Pil. Le banche, le tasse, il debito… questi, ci ripetono, sarebbero i veri protagonisti. Ma è provato che se migliora l’istruzione, il Pil aumenta. Lo raccontano in modo evidente i percorsi recenti di Singapore, Taiwan, Cina… Per crescere, il primo modo è puntare con decisione su istruzione e formazione professionale». E consente a Gentili di concludere: «Il lavoro va messo al centro dei processi formativi; occorrono maggiori investimenti per il diritto di ricevere una buona formazione professionale; a partire dalle periferie e sapendo che saranno le minoranze creative a fare la storia».


Umberto Folena


Avvenire, 29 ottobre 2017

 
“Rapporto Italiani nel mondo 2017" |30.10.2017
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Partono sempre di più, sempre di più i giovani, sempre di più dal Sud Italia. E, una volta partiti, difficilmente ritornano. Questa la fotografia degli italiani che lasciano il nostro Paese elaborata dal “Rapporto Italiani nel mondo 2017” della Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma. Un evento cui hanno preso parte, tra gli altri, don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes e il Presidente Monsignor Guerino Di Tora, il direttore di Tv2000 Paolo Ruffini e Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana.
Dal 2006 al 2017, si legge nel Rapporto, la mobilità degli italiani è aumentata del 60,1%: coloro che risiedono fuori dai confini nazionali sono passati da 3 milioni a 5 milioni. E se “La mobilità è una risorsa”, come si legge nell’introduzione “perché permette il confronto con realtà diverse ed è, se ben indirizzata, una opportunità di crescita e arricchimento”, è altrettanto vero che oggi “nello stato generale di recessione economica e culturale in cui purtroppo ci si ritrova”, la migrazione “è diventata nuovamente, come in passato, una valvola di sfogo, ciò che permette cioè di trovare probabilmente una sorte diversa rispetto a quella a cui si è destinati nel territorio di origine”.
Infatti, i dati registrati per il decennio 2006-2015 mostrano una propensione all’aumento continuo degli espatri che diviene più marcata soprattutto a partire dal 2010. Con una scarsa tendenza al ritorno: il saldo migratorio, nel 2015, è stato pari a -72.207 unità.
“Così intesa – si sottolinea –, la mobilità diventa unidirezionale, dall’Italia verso l’estero, con partenze sempre più numerose e con ritorni sempre più improbabili”.
Una migrazione che è anche e soprattutto dei giovani. Oltre il 39% di chi ha lasciato l’Italia alla volta dell’estero nell’ultimo anno ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (oltre 9 mila in più rispetto all’anno precedente, +23,3%); un quarto ha tra i 35 e i 49 anni (quasi +3.500 in un anno, +12,5%). Ma ben il 9,7% è rappresentato da chi ha tra i 50 e i 64 anni, “ovvero i tanti ‘disoccupati senza speranza’” che sono rimasti senza lavoro in Italia “e con enormi difficoltà di riuscire a trovare alternative occupazionali concrete”.
Ed è un esodo che spopola in primo luogo il Mezzogiorno. Guardando alla provenienza dei cittadini italiani iscritti all’AIRE, resta preponderante (50,1%) l’origine meridionale (+47.262 rispetto al 2016), mentre il 34,8% è di origine settentrionale. Tra i primi quindici territori provinciali, solo tre sono del Nord Italia.
In tale scenario diventa fondamentale non tanto “agire sul numero delle partenze, ma piuttosto di trasformare l’unidirezionalità in circolarità” ed emerge “la necessità che la mobilità diventi sempre più un processo dinamico di relazioni e non una imposizione di qualche nazione su un’altra”. Questo vale tanto più in un momento storico in cui “alcuni hanno pensato che la libertà non potesse riguardare tutti, ma solo alcuni mentre chi è ritenuto privo di questo diritto va fermato”. Per questo è indispensabile “lavorare per una nuova cultura” un impegno cui la Chiesa italiana non si sottrae “nella certezza che la centralità della persona sia lo sguardo corretto per affrontare la realtà”.



In allegato la sintesi del Rapporto.







17 ottobre 2017
 
Cattura
Roma - 17-19 Novembre

 
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Riflessione a partire dalla rivoluzione della tenerezza

 

CONVEGNO DI AGGIORNAMENTO E SEMINARIO DI STUDIO IRC 2017

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